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UNA VITA PER L'AMORE
"La
vita dei Santi è per gli altri norma di vita":
con queste
parole a Torino, nel Santuario di Maria Ausiliatrice, l'8 febbraio 1995,
l'Arcivescovo Card. Giovanni Saldarini dà inizio al processo canonico
per cinque cause di beatificazione.
I. La giovane Pierina Figlia
di Pietro Betrone e di Giuseppina Nirino, proprietari di una panetteria
a Saluzzo (CN) e poi gestori di una trattoria ad Airasca (TO), Pierina
è secondogenita di sei figlie nate dal secondo matrimonio del padre.
Un
giorno infatti, la ragazza si sta affrettando per commissioni in paese.
All'improvviso, dal cuore, le sgorga un'intensa singolare preghiera: "Mio
Dio, ti amo!". L'insolita emozione spirituale la sorprende: per lei
è l'incontro con il Signore. Nei suoi appunti autobiografici, anni dopo
annoterà quell'esperienza con la semplicità e la freschezza del momento,
fissatosi per sempre dentro di lei.
II. Confidente del Signore
"Nulla mi attira fra le Cappuccine", era stata l'osservazione di Pierina quando, dopo tre tentativi falliti di consacrarsi in istituti di vita attiva, consigliata dal confessore don Accomasso, prese la decisione di entrare nel Monastero delle Clarisse Cappuccine a Torino. Era il 17 aprile 1929. Effettivamente in lei, oltre la propensione di grazia alla penitenza, si evidenziano altri tre elementi peculiari del carisma serafico: la povertà, la vita comune e la letizia. Il 28 febbraio 1930 avviene dunque la sua Vestizione religiosa con il nome di suor Maria Consolata. La Beata Vergine Maria è venerata a Torino sotto il titolo di Consolata, cioè consolatrice degli afflitti. Per la giovane Betrone il nuovo nome è indicativo, prima ancora che della sua missione, della sua stessa esistenza: essere consolatrice del Cuore di Gesù e di tutti coloro che non sono in grado di percepire o di accogliere l'amore del Signore. Secondo quanto ella presentirà, sarà "missionaria, ma all'infinito". Il giorno della Vestizione avverte un suggerimento divino che gliene indica la modalità: "Non ti chiedo che questo: un atto d'amore continuo". E per altri 16 anni di vita claustrale cappuccina questo sarà il fondamento sul quale si concentrerà ed unificherà tutta la sua persona, plasmandovisi in ogni istante della sua esistenza fino al "consummatum est". L' 8 aprile 1934, domenica in Albis, emette i voti perpetui. In monastero compie servizi di cuoca, portinaia e ciabattina.
Quando
il 22 luglio 1939 verrà trasferita alla nuova fondazione di Moriondo Moncalieri
(TO), sarà anche infermiera e segretaria.
La sua vita comune trascorrerà sempre in una quotidianità penitente ed abnegata nell'adempimento dei compiti assegnatele. La straordinarietà della sua avventura, perciò, si svolge tutta nell'intimità del suo spirito. Autentica contemplativa, tra Dio e lei sta il mondo intero e ciascuna creatura bisognosa di misericordia. Per grazia diverrà, più con l'amore che con la sensibilità del dono mistico, la confidente di quel Cuore divino che è pure perfettamente umano, come il Signore stesso le insegna: "Non fatemi Dio di rigore mentre Io non sono che Dio d'amore!".
Tramite Consolata, Dio pare voler nuovamente educare il cuore dell'uomo all'unione con Lui: tra creatura e Creatore non più subordinazione servile, bensì intimità. E' questo, in sostanza, il contenuto spirituale dell'invocazione: Gesù, Maria vi amo, salvate anime, caratteristica della Piccolissima via d'amore indicata dal Signore all'umile cappuccina per riconquistare alla grazia ed alla misericordia, con un semplice atto di confidenza, milioni di anime tormentate dal peccato. In particolare fu merito del Padre Lorenzo Sales (1889-1972), suo confessore e direttore spirituale dall' 11 settembre 1935, l'aver aiutato con sapienza e discernimento l'Opera di Dio scritta più nella vita di suor Consolata che negli appunti del suo diario. In tale Opera di misericordia ella per prima sarà infatti sottoposta ad ogni prova che richieda nella creatura la pura fiducia in Colui che tutto può. Consolata arriverà a gemere: "Tutte le passioni dei vizi capitali le sento tumultuare in me". Ma lo Sposo divino, in questo martirio "fino all'ultima stilla di sangue" per salvare il mondo, anche le assicura: "Poiché sono la Santità è mia sete comunicarla alle anime ... Tu ama solo. Sei troppo piccola per salire la vetta: ti porterò Io sulle mie braccia".
III. Martirio d'amore
Nel novembre 1944 ella annota: "Da più giorni la mia anima si è arrestata su questa frase divina: 'Ostia per ostia' ". E' così che, per la pace del mondo, per i moribondi e per tutte le anime ripete più volte l'offerta di se stessa in sacrificio di espiazione, da vera contemplativa che intercede per l'intera umanità. In particolare, quell'amore redentivo che la rendeva crocifissa con il Crocifisso era per coloro che, ad esso pure chiamati nella via speciale della sequela di Cristo, avevano mancato di fedeltà perché vinti dal peccato. Il 9 novembre 1934 Consolata aveva scritto: "Gesù mi svelò le intime sofferenze del suo Cuore provocate dall'infedeltà di anime a Lui consacrate". Entriamo così nel fremito più profondo del suo mondo interiore, quello che la condurrà con generosità alla "vetta del dolore" e ad una sconfinata maternità di anime da generare alla salvezza. Gesù e Consolata: insieme nell'amore, insieme nel dolore, insieme per riconsegnare al Padre ricco di Misericordia milioni di anime. Il
24 settembre 1945 suor Consolata chiede mezza giornata di riposo e si
corica. La Madre Abbadessa le prova la febbre: quasi 39°! Da quanto va
avanti così? Nel giugno 1939 le era sfuggita una frase dalla penna: "Mi
costa morire a pezzettini". Alla sua nascosta situazione di malattia
ed alla rigorosa vita di penitenza si aggiungeranno in breve anche gli
stenti degli anni del II° Conflitto Mondiale. Consolata patirà letteralmente
la fame, ma con la generosità di sempre: trasformerà questa tragedia in
"un'ascetica dell'appetito"! E' l'ultimo atto d'amore: quello che
le costerà la vita. Nell' inverno 1944 il suo colore cadaverico la tradisce.
Per obbedienza si sottopone alla visita medica. Il responso del dottore
è, "semplicemente": "Questa suora non ha mali: è distrutta". Il
25 ottobre 1945 la radiografia rivela la catastrofe nei suoi polmoni.
Il 4 novembre parte per il sanatorio.
IV. Attualità di un messaggio
Suor Maria Consolata Betrone fu una mistica favorita di locuzioni e, forse, di visioni di Gesù. Ella ne riferì puntualmente nel suo diario, attentamente vagliato dal Padre Lorenzo Sales, Missionario della Consolata, dapprima scettico e diffidente, poi a sua volta divulgatore dell'Opera del Signore. "Umile
e grande, attiva e contemplativa, serena e tormentata, sofferente e piena
di gioia, Consolata condusse una vita lineare conciliando in sé ogni cosa
disparata e unificando tutto nell'ardente amore di Dio. A lungo ed intensamente
tentata lei stessa, ebbe delicata comprensione per i peccatori, specialmente
per le anime consacrate che avevano prevaricato, e per la loro conversione
offriva a Dio ogni sua pena e dolore e finì per offrire la vita stessa".
Chi desiderasse informazioni sulla vita e sulla spiritualità di suor Consolata Betrone e chi ricevesse grazie per sua intercessione può rivolgersi a: Associazione
o.n.l.u.s. |